Schizofrenia: definizione, sintomi e dubbi più comuni

Schizofrenia: definizione, sintomi e dubbi più comuni

La schizofrenia è tra le più discusse malattie mentali, temute e spesso mal interpretate. Il dibattito sulla possibilità di eliminare il vocabolo e ridefinire la patologia per correggere lo stigma che da sempre l’accompagna, è dunque quanto mai acceso.

La parola schizofrenico suscita spesso alla sua pronuncia timori e fastidi atavici. Questo perché viene associata alla parola follia, che da sempre è collegata ad una delle paure predominanti nella mente umana: la perdita di senno, del controllo su di sé. Per questo motivo, in passato visitare psichiatri o psicologi era sinonimo di “pazzia” e molti non si sottoponevano a cure necessarie per evitare di essere additati come tali, oppure nascondevano il fatto di esservi dovuti ricorrere. E anche se ad oggi le cose sono molto migliorate, non mancano ancora persone che la pensano in questo modo.

Come spesso accade, la conoscenza o l’approfondimento di un tema possono aiutare a sfatare dubbi e paure ed essere utili a placarle (per quanto possibile).

La schizofrenia è una patologia che si caratterizza dalla perdita dell’esame di realtà: ovvero si perde quella che definiamo la capacità analitica di valutare la realtà oggettivamente, confondendo elementi prodotti dalla mente, con quelli dell’ambiente circostante e non essendo quindi più in grado di distinguere uno dall’altro. In sostanza, è come se si confondessero l’immaginazione con la realtà e si perdesse la bussola.
Questo spiega come mai spesso chi soffre di schizofrenia ha difficoltà a percepire il suo stato di disagio, poiché il mondo percepito, pur non essendolo, viene vissuto come totalmente reale e coerente.

Indubbiamente la schizofrenia è una condizione patologica che reca a chi ne soffre dei disagi più o meno cronici. Normalmente insorge tra i venti e i trent’anni (una stima media) senza differenze di genere. Essa tende a rimanere una condizione permanente con diversi gradi di gravità.

Non tutti sanno però che nell’arco di una vita, anche chi non è affetto da schizofrenia cronica potrebbe soffrire di un episodio psicotico, senza per questo sviluppare una condizione permanente di schizofrenia. In poche parole, ognuno di noi, in particolari condizioni, può sviluppare un episodio “psicotico”: ovvero con delle caratteristiche tipiche di chi soffre di schizofrenia.
Dunque la condizione schizofrenica non è del tutto aliena alla mente umana, anche a quella con un funzionamento “tendenzialmente sano”. Pensiamo a quante volte può capitare che si male interpreti uno stimolo: ci si sente chiamare per nome, oppure si visualizza qualcosa salvo poi scoprire che ci si è confusi su quanto visto. Piccoli episodi allucinatori ci accompagnano spesso nell’arco di una giornata senza per questo farci allarmare sul nostro stato mentale.

Uno dei timori più quotati quando si parla di schizofrenia è certamente la credenza che lo “schizofrenico” sia un pazzo furioso e violento. Complice la letteratura, questa immagine della persona affetta da psicosi è ancora moto forte nell’immaginazione collettiva. La realtà è invece ben diversa, e solo una minima percentuale di persone affette da schizofrenia è pericolosa e può incorrere in atteggiamenti violenti. 

Vediamo ora in breve quali siano i sintomi principali che caratterizzano la schizofrenia.

I tre sintomi elettivi sono: allucinazioni, deliri e disordini del pensiero.
Le allucinazioni constano nel percepire stimoli uditivi, visivi e olfattivi che non sono presenti nella realtà. Le più comuni sono quelle di tipo uditivo – il classico “udire le voci”.

I deliri sono pensieri erronei che non trovano riscontro con le credenze condivise dalla comunità di appartenenza. Ovvero sono convinzioni che stia accadendo qualcosa o che qualcuno stia compiendo qualche azione che non trova riscontro nel comune sentire della popolazione. Possono essere di varia natura – ne sono alcuni esempi le credenze di essere spiati; convincersi della presenza di complotti contro di sé o gruppi più estesi; ritenere di essere ricambiati affettivamente da persone sconosciute o addirittura personaggi famosi.

I disordini del pensiero sono difficoltà nell’organizzare e mettere in ordine i pensieri. Cognitivamente il flusso mentale può bloccarsi, oppure viaggiare così velocemente da rendere incomprensibile il linguaggio e la comunicazione – ad esempio non si trovano le parole adatte per esprimersi, si coniano nuove parole oppure le frasi si aprono senza chiudersi, creando discorsi ad incastro privi di logica.
Spesso si ha la sensazione che gli stessi pensieri non appartengano alla propria mente e si percepiscono come estranei.

Ci sono poi altri sintomi di tipo “passivo”: la catatonia, che blocca il paziente in posizioni anche peculiari, essa comprende anche la perdita del tono muscolare; l’appiattimento del tono dell’umore, privando di colori emotivi la persona; l’apatia e mancanza di cura e interesse nella propria persona.

Non tutti i sintomi sono necessariamente presenti per avere una diagnosi di schizofrenia.

Attualmente non sappiamo ancora perché questa condizione si presenti. Si sa che ha una componente ereditaria e che quindi ci sono più probabilità di svilupparla in contesti familiari dove sia presente un parente con la stessa diagnosi. Anche se non è scontato che ciò accada.
Altri fattori che incidono sono ambientali, ovvero vivere con una persona schizofrenica, essere sottoposti a traumi o condizioni stressanti di elevata gravità.

Ad oggi il trattamento della schizofrenia prevede l’uso di una terapia farmacologica controllata ed eventualmente un supporto terapeutico. Seguire una costante e regolare terapia aiuta a tenere i sintomi più invalidanti sotto controllo e a lasciare che la persona affetta da schizofrenia, ad un livello di gravità medio, possa condurre una vita ottimale e socialmente valida.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *